Danilo Dolci e la prima radio libera dItalia
di Vito La Fata
<<Una voce da Partinico per illustrare i problemi dei terremotati. . . . Due collaboratori di Danilo Dolci, Franco Alasia e Pino Lombardo, si sono chiusi nei locali del "Centro studi ed iniziative"; hanno una radio di notevole potenza con la quale trasmettono notizie e documentari fonici sulle condizioni dei terremotati sulla lunghezza di 20.10 megacicli (onde corte) ed a modulazione di frequenza. Lemittente può essere udita su tutto il territorio italiano e da molte località allestero; a quanto hanno annunciato, la possono captare anche negli Stati Uniti. È questa la nuova forma di protesta escogitata per presentare allopinione pubblica le condizioni delle genti delle valli del Belice, del Carboi e dello Jato dopo il tragico terremoto del 15 gennaio 1968 e dopo che sono passati inutilmente due anni senza lavvio della promessa ricostruzione>> (Giornale di Sicilia, 26 marzo, 1970).
Inizia così la prima esperienza di radio libera in Italia, con una
trasmissione clandestina per denunciare le condizioni di degrado in cui versavano le zone
della Valle del Belice, dello Jato e del Carboi a due anni dal terremoto del 68, per
protestare contro il disimpegno dello Stato e gli sprechi di denaro pubblico nella
ricostruzione.
Radio Libera di Partinico è stato un chiaro esempio di mobilitazione e di presa di
coscienza della società civile nonché di precisa costituzione di un bene pubblico.
Limpegno dolciano pertanto deve essere inteso in primo luogo come fondamentale
processo di costruzione di quella società civile - più volte intesa nei vari contributi
- quale la pluralità di opinioni, concorrenza di idee che interagiscono con lo stato. La
radio per Dolci significava innanzitutto dare unopinione diversa, dire qualcosa che
gli altri non dicono; questo è fondamentale nella costruzione della società civile.
Nella fattispecie, con Radio Libera si è cercato di creare a livello nazionale e locale
(la Sicilia occidentale) una mobilitazione di tipo democratico, cercando di sensibilizzare
dal basso la gente su un problema specifico.
Possiamo oggi affermare che lesperienza di Danilo Dolci sia stata la prima radio
libera in Italia, inaugurando un fenomeno sociale e politico che ha rinnovato in parte la
radio nel nostro Paese e allestero. Negli anni 70 infatti sono nate molte e
diverse radio indipendenti che, significativamente, verranno subito definite
"libere", in contrapposizione alla radiofonia della Rai, percepita come troppo
legata al potere politico e troppo ingessata nello stile e nella programmazione (Menduni,
1994). Le radio libere sono la ricerca di modalità diverse per fare
"unaltra" informazione, con il contributo delle nuove tecnologie. Si
tratta perciò di scegliere tra linformazione istituzionale e questa informazione
alternativa o "controinformazione", come viene definita.
Come sostiene Sorice <<Il successo delle stazioni radiofoniche in quel periodo si
deve alla compresenza di almeno tre fattori: a) un forte consenso che legittima un uso
diverso del medium radiofonico: personalista, interlocutivo, simulacrale, pur
allinterno di una modalità organizzativa ancora centrata sul broadcasting; b) una
programmazione tendenzialmente di flusso che destruttura la tradizione del palinsesto,
ottenendo un riconoscimento di pubblico nella dimensione dellincremento
dellaccesso democratico alla vita sociale; c) lo sviluppo degli investimenti
pubblicitari in ambito locale che consentono la nascita di un mercato prima
inesistente accessibile anche ad operatori medio-piccoli>> (ma
questultimo punto non avvenne per quanto riguarda la Radio Libera di Partinico).
Radio Libera di Partinico infatti si è caratterizzata per la sua natura prettamente
rivoluzionaria e di protesta, e in tal senso è stata progettata e attuata. Infatti come
si può evincere dagli allegati al presente articolo, alcuni dei quali inediti, tutto è
stato organizzato con minuzia di particolari, attraverso un attento e lungo lavoro di
preparazione. Inizialmente lidea era quella di trasmettere da unimbarcazione
situata in acque extra territoriali. Per eludere le leggi italiane sulle
telecomunicazioni, erano state preventivate tutte le spese per limbarcazione e i
necessari strumenti per la navigazione, ma lidea fu presto abbandonata per le
imprevedibili condizioni di navigazione e per il più prevedibile arresto dei responsabili
non appena entrati in acque territoriali, nonché per la volontà degli stessi
organizzatori di non interferire con le comunicazioni radiofoniche di servizi di pubblica
utilità (come ad esempio la torre di controllo di Punta Raisi).
Abbandonata lidea della trasmissione dal mare, si passò alla programmazione
delliniziativa da un luogo sulla terra ferma, e nello specifico da Partinico, dalla
sede del Centro Studi ed Iniziative. Lorganizzazione delliniziativa,
accuratamente pianificata, fu supportata dalla consulenza di esperti, amici di Dolci, nel
campo delle telecomunicazioni e della giurisdizione in materia e fu implementata nel
massimo riserbo per evitare un preventivo intervento delle forze dellordine: le
lunghe antenne necessarie alla trasmissione furono issate sulledificio del Centro
Studi pochi minuti prima della trasmissione e soltanto dopo il tramonto.
Al fine di coinvolgere quante più persone possibili, e per tenere alloscuro coloro
i quali avrebbero potuto interferire con il buon compimento delliniziativa,
compromettendola, si organizzò peraltro uno sciopero in corteo per le vie di Partinico,
come sostegno per le popolazioni delle zone terremotate, con chiusura presso Largo Scalia,
sede del Centro Studi. Appena arrivati in loco Dolci rivelò la vera finalità
delliniziativa e fece ascoltare al pubblico presente, attraverso una piccola radio
sintonizzata sulle frequenze di Radio Libera, le trasmissioni che avvenivano
dallinterno del Centro Studi.
Pino Lombardo e Franco Alasia, collaboratori di Danilo Dolci, si erano infatti barricati
dentro i locali del Centro Studi con le trasmittenti e con un gruppo elettrogeno per
consentirne il funzionamento nelleventualità che le Forze dellordine avessero
isolato ledificio dallenergia elettrica. Per questo motivo le trasmissioni
erano state precedentemente registrate da Antonino Uccello e da Danilo Dolci, e
consistevano in una pluralità di voci che denunciavano le condizioni della Valle del
Belice, dello Jato e del Carboi.
Le registrazioni furono altresì arricchite da alcuni commenti musicali, attentamente
scelti al fine di esprimere la ricchezza culturale e artistica del territorio, come ad
esempio alcune composizioni di Alessandro Scarlatti, o la canzone "La Sicilia
camina" di Ignazio Buttitta. Le trasmissioni, effettuate attraverso due radio (una a
modulazione di frequenza MF-UA m 98.5, e una a onde corte sulla lunghezza di m 20 . 10)
per consentire un maggiore campo dascolto, avevano inizio ed erano scanditi da un
messaggio di SOS prodotto attraverso un flauto dolce. Il programma, per una durata totale
di quattro ore, era stato tradotto anche in inglese affinché potesse essere ascoltato
pure allestero, e fu più volte ritrasmesso, consecutivamente, fino allarrivo
delle Forze dellOrdine.
Ma la cosa che più di tutte dava grande risalto alle manifestazioni organizzate da Danilo
Dolci era la loro singolarità, a volte anche elementare e semplice. Tutti gli amici di
Dolci nellambito della cultura mondiale venivano sempre informati e coinvolti, dando
così ulteriore spessore alle iniziative (vedi in allegato messaggio di Italo Calvino e
Johan Galtung). Venivano scelti i momenti più adatti politicamente; le iniziative erano
sempre supportate da numerosi partecipanti; si coinvolgevano i personaggi più rilevanti;
si informavano sempre le forze dellordine. Tutto era programmato preventivamente per
dare massimo risalto allevento presso lopinione pubblica. Lesperienza di
Radio Libera, e insieme tutte le altre singolari manifestazioni di protesta organizzate da
Danilo Dolci, sono state ogni volta anche un appello ai cittadini, a tutta la popolazione,
un appello alla sensibilizzazione generale di fronte a problemi comuni. In questo senso
possiamo pure dire che Danilo Dolci ha operato per la costruzione della società civile,
cercando di sensibilizzare la gente di fronte a problemi di pubblico interesse, cercando
di suscitare dal basso iniziative volte a richiedere ed avere garantiti determinati
"beni pubblici". La diga, il diritto al lavoro per di disoccupati di Partinico,
la lotta contro la mafia, il Centro Educativo di Mirto, la ricostruzione delle zone
terremotate, questi ed altri ancora sono tutti beni pubblici.
Ma questa radio, a differenza di molte altre radio libere che si svilupparono
successivamente, non è durata molto. <<La radio clandestina di Partinico ha
trasmesso per sole 27 ore. Stasera verso le 22, lavventura di Franco Alasia e Pino
Lombardo, i due collaboratori di Danilo Dolci che si erano barricati dentro per
trasmettere un lungo programma registrato in precedenza, si è conclusa in pochi minuti
con unazione a sorpresa di polizia e carabinieri.>> (Giornale di Sicilia, 27
marzo, 1970).
Si conclude così lesperienza di Radio Libera, affermandosi come
una singolare e incisiva azione di protesta per la ricostruzione delle zone terremotate
delle Valle del Belice, del Carboi e dello Jato e aprendo un acceso dibattito
sullutilizzo della radio al servizio della gente.
Di seguito possiamo leggere oltre allintroduzione che apriva le trasmissioni e
alcuni messaggi di solidarietà da parte di illustri uomini della cultura del tempo, anche
dei documenti che sono stati alla base della programmazione delle trasmissioni. I testi
relativi a "Considerazioni di fondo" e "Alcune indicazioni
preliminari" sono stati ritrovati negli archivi del Centro Studi ed Iniziative e mai
pubblicati precedentemente. In essi è possibile individuare le motivazioni che hanno
spinto Danilo Dolci e i suoi collaboratori e le modalità organizzative messe in atto per
la realizzazione delliniziativa.
Allegati
Messaggio introduttivo della trasmissione di Radio Libera, letto da Danilo Dolci.
Alcune indicazioni preliminari.
Messaggio introduttivo della trasmissione di Radio Libera, letto da Danilo Dolci.
S O S
S O S
Qui parlano i poveri cristi della Sicilia occidentale, attraverso la radio della nuova resistenza.
S O S
S O S
Siciliani, italiani, uomini di tutto il mondo, ascolte: si sta
compiendo un delitto, di enorme gravità, assurdo: si lascia spegnere unintera
popolazione.
La popolazione delle Valli del Belice, dello Jato e del Carboi, la popolazione della
Sicilia occidentale non vuole morire.
Siciliani italiani, uomini di tutto il mondo, avvisate immediatamente i vostri amici, i
vostri vicini: ascoltate la voce del povero cristo che non vuole morire, ascoltate la voce
della gente che soffre assurdamente.
Siciliani italiani, uomini di tutto il mondo, non possiamo lasciar compiere questo
delitto: le baracche non reggono, non si può vivere nelle baracche, non si vive di sole
baracche. Lo Stato italiano ha sprecato miliardi in ricoveri affastellati fuori tempo,
confusamente: ma a questora tutta la zona poteva essere già ricostruita, con case
vere, strade, scuole, ospedali.
Le mani capaci ci sono, ci sono gli uomini con la volontà di lavorare, ci sono le menti
aperte a trasformare i lager della zona terremotata in una nuova città, viva nella
campagna con i servizi necessari, per garantire una nuova vita.
Gli uomini di tutto il mondo protestino con noi: LItalia, il settimo paese
industriale del mondo, non è capace di garantire un tetto solido e una possibilità di
vita ad una parte del proprio popolo.
Uomini di governo: lasciate spegnere bambini, donne, vecchi, una popolazione intera. Non
sentite la vergogna a non garantire subito case, lavoro, scuole, nuove strutture sociali
ed economiche a una popolazione che soffre assurdamente? Se si vuole, in pochi mesi una
nuova città può esistere, civile, viva.
Chi lavora negli uffici: di burocrazia si può morire. I poveri cristi vanno a lavorare
ogni giorno alle quattro del mattino. Occorrono dighe, rimboschimenti, case, scuole,
industrie, strade, occorrono subito.
Questa è la radio della nuova resistenza: abbiamo il diritto di parlare e di farci
sentire, abbiamo il dovere di farci sentire, dobbiamo essere ascoltati.
La voce di chi è più sofferente, la voce di chi è in pericolo, di chi sta per
naufragare, deve essere intesa e raccolta attivamente, subito, da tutti.
S O S
S O S
Qui si sta morendo.
La nostra terra pur avendo grandi possibilità sta morendo abbandonata. La gente è
costretta a fuggire, lasciando incolta la propria terra, è costretta ad essere sfruttata
altrove.
S O S
S O S
Qui si sta morendo.
Si sta morendo perché si marcisce di chiacchiere a di ingiustizia. Galleggiano i
parassiti, gli imbroglioni, gli intriganti, i parolai: intanto la povera gente si sfa.
S O S
S O S
Qui si sta morendo.
E la cultura di un popolo che sta morendo: una cultura che può dare un suo
rilevante contributo al mondo. Non vogliamo che questa cultura muoia: non vogliamo la
cultura dei parassiti, più o meno meccanizzati. Vogliamo che la cultura locale si
sviluppi, si apra, si costruisca giorno per giorno sulla base della propria esperienza.
S O S
S O S
Qui si sta morendo.
Ciascuno che ascolta questa voce, avverta i propri amici, avverta tutti. La popolazione
della Sicilia occidentale non vuole morire.
S O S
S O S
Facciamo appello allONU e a tutti gli organismi internazionali che hanno a cure la vita delluomo e lo sviluppo pacifico del mondo: premano sul governo italiano affinché sia costretto ad agire subito e bene.
S O S
S O S
Il mondo non può svilupparsi in vera pace finché una parte degli uomini è costretta alla disperazione.
S O S
S O S
Qui parlano i poveri cristi della Sicilia occidentale attraverso la radio della nuova resistenza.
S O S
S O S
Costituzione italiana, articolo 21:
"Tutti hanno il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola,
lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione".
Cosa significa "tutti"? Vi deve essere esclusa la gente che lavora più
faticosamente? Vi deve essere esclusa la gente che più soffre?
Il diritto-dovere alla verità, da esigenza morale, diviene via via nella storia,
riguardandola nelle sue linee essenziali pur tra contraddizioni, diritto-dovere anche in
termini giuridici. Il diritto alla comunicazione, alla libertà di espressione,
allinformazione, non vi è dubbio sia determinante allo sviluppo di una società
democratica: deve essere garantito attraverso i moderni strumenti audiovisivi che il
progresso scientifico e tecnologico ci mette a disposizione. Non possiamo non valerci, non
episodicamente ma strutturalmente, di quanto ci viene garantito sta a noi
conquistarlo di fatto dalla Carta delluomo alla Costituzione, alla parte più
avanzata del Diritto internazionale e non.
Nelle attuali condizioni storiche italiane, se ha un senso preciso limpegno
affinché la radio televisione sia affidata allo Stato , occorre:
ottenere precise garanzie affinché si possano esprimere attraverso questo strumento,
monopolio dello Stato, le diverse posizioni culturali e politiche democratiche;
e soprattutto portare avanti la possibilità concreta, attraverso mezzi idonei, della
comunicazione dellattuale "basso": le voci dei lavoratori, di chi più
soffre ed è in pericolo.
Una precisa conquista in questo senso non ha solo significato locale, può riuscire a
produrre reazioni a catena.
S O S
S O S
Amici, organizzate gruppi di ascolto e diffusione nelle fabbriche,
nelle università, nelle scuole, nelle piazze dei Comuni, nei Circoli culturali, nelle
case del popolo, nelle cooperative, dovunque sia utile.
Chi vuole documentarsi esattamente, ci richieda documentazione.
Discutete liniziativa.
Documentate i giornali di ciascuna delle vostre iniziative.
S O S
S O S
Qui la voce della Sicilia che non vuole morire.
S O S
S O S
S O S
S O S
Questa lettera è stata trasmessa minuti fa al Capo dello Stato italiano, al Capo del Governo e al Ministero degli Interni.
Partitico, 25/03/1970
MESSAGGI DI SOLIDARIETA ALLA POPOLAZIONE DELLA ZONA TERREMOTATA E ALLA RADIO DELLA NUOVA RESISTENZA
La più importante sfida del nostro tempo è, per tutti noi, insieme, inventare una vera, diretta democratica nella quale tutti partecipano. Molti dicono che questo si può raggiungere solo in piccole unità, al massimo per villaggi, o per industrie con qualche migliaia di membri. Altri dicono che la società di massa, moderna e tecnologica, impedisce la democrazia diretta a causa del grande numero, perché la Radio, la TV, i giornali sono sempre usati dai pochi a dominare i molti. Ed è vero che il grande numero blocca la democrazia diretta e che la tecnologia della comunicazione di massa è caduta nelle mani di pochi. Nostro compito è di rovesciare questo e mettere i mezzi di comunicazione di massa a disposizione della popolazione e usare questa tecnologia, svilupparla ancora per superare i problemi della democrazia diretta nella società moderna. La tecnologia ha fatto del mondo un villaggio elettronico, dice MacLuhan: ma questo villaggio deve essere in tutto unespressione genuina, non manipolata, per creare una società più umana.
Johan Galtung (Norvegia)
Ogni volta che una catastrofe colpisce il Sud
ci si dice: ancora altre popolazioni che dovranno vivere nelle baracche, quanti anni ci
resteranno? E possibile che un paese come lItalia che vanta i suoi
"miracoli economici" lasci senza tetto popolazioni intere? Le catastrofi
naturali sono fatalità? Non sempre. In molti casi sono prevedibili ed è una grave colpa
non fare tutto il possibile per prevenirle. Ma anche quando luomo non può nulla
contro di esse, e loro conseguenze sono ben diverse in una situazione statica e gretta,
con uneconomia che non pensa che al proprio ristretto guadagno immediato, e in una
situazione in cui tutte le risorse economiche, umane e naturali vengono
impegnate per il bene comune.
Per questo a vegliare a Partitico stanotte è, la coscienza dellItalia, una
coscienza che è per così dire poca parte rappresentata dalla classe dirigente, e che è
amaro privilegio dei poveri.
Italo Calvino
Da diversi anni abbiamo sentito la necessità, in modo sempre più
preciso, di avere una nostra radio o, meglio, di mettere una radio libera a disposizione
della popolazione. Ora abbiamo deciso di avviare liniziativa.
Per avviare tra noi il colloquio vi riassumerò le considerazioni di fondo che ci hanno
indotto a maturare la decisione, dando poi alcune indicazioni della direzione in cui
intendiamo muoverci.
Una prima ipotesi allinizio del nostro lavoro era questa: agendo in modo concreto e
massiccio da alcuni punti strategici di zone omogenee attraverso lazione di centri
piloti, dal rompere la crosta in un punto nevralgico, sarebbe derivata una notevole
facilità nel determinare screpolature in tutta la superficie interessata.
Lipotesi si è dimostrata valida per quanto riguarda laspetto economico, salve
certe premesse (ad esempio determinata la costruzione della diga sullo Iato da Partitico,
beneficerà dellacqua tutta la zona adatta da Castellammare a Montelepre). Per
quanto riguarda laspetto strutturale invece, abbiamo rilevato che un lavoro di
estensione, sia pure facilitato dallazione di rottura di un centro pilota, richiede
la produzione di nuove strutture democratiche e la denuncia ed il superamento di quelle
clientelari-mafiose attraverso una presenza costante e penetrante fino a diventare
capillare (continuando lesempio: se ad Alcamo o altrove non si interviene
attivamente allo sviluppo del consorzio democratico di irrigazione, non si estende
automaticamente il consorzio democratico di Partitico).
La maggioranza della popolazione, in zone di questo tipo, è gravemente amara,
malcontenta: ma non riesce a esprimere in modo organizzato il proprio malcontento ed a
determinare direzioni alternative di sviluppo.
Non riesce soprattutto perché:
Non sa linformazione sui fatti essenziali, è assolutamente insufficiente,
frammentaria e, per i fatti prospettici, proveniente soprattutto secondo le
interpretazioni ed il vaglio di chi non vuole il cambiamento, e non secondo gli interessi
della popolazione tutta (la televisione, la radio, i più diffusi giornali
dinformazione, la scuola, sappiamo a chi sono in mano);
Non ha sufficiente occasione di coagularsi: la difficoltà alla vita associativa è
accresciuta dalla sperimentata diffidenza diffusa dal sistema clientelare dominante
(talvolta con la componente mafiosa).
Occorre uno strumento di comunicazione che:
arrivi a ciascuno;
facendo esprimere alla popolazione direttamente (esattamente il contrario di quanto oggi
avviene) la sua più autentica cultura ed i suoi bisogni;
valorizzando ogni precisa occasione alla base per determinare nuovo sviluppo;
uno strumento che sia occasione non solo di conoscenza ma, sia pure nel modo più aperto,
di nuova organizzazione;
sia martellante oppressione sugli organi male o non funzionanti degli Enti pubblici, dello
Stato, delle vecchie strutture in genere;
scelga e si esprima dunque, in modo rivoluzionario;
Sul piano più generale di principio. Il diritto-dovere alla verità, da esigenza morale,
diviene via via nella storia, sia pure tra contraddizioni e riguardandola nelle sue linee
essenziali, diritto-dovere anche in termini giuridici: il diritto allinformazione e
alla libertà di espressione per quanti ostacoli da ogni parte vengano frapposti (e non a
caso, naturalmente) non vi è dubbio che sia determinante allo sviluppo di una società
democratica.
Non possiamo non valerci di quanto ci viene garantito (e sta a noi conquistarlo di fatto)
dalla Carta delluomo alla Costituzione e alla parte più avanzata del Diritto,
internazionale e non.
Non cè dubbio che sia determinante allo sviluppo di una nuova società democratica
linfrangere il monopolio dellinformazione e dellespressione, in mano
alle vecchie strutture di potere.
Una precisa conquista in questo senso non ha solo un significato locale e riesce a
produrre reazioni a catena, non solo in quanto riesce a produrre qualità attraverso il
programma di lavoro: una propulsiva reazione a catena può venire dal diffondersi della
valorizzazione stessa dello strumento.
Una considerazione della pratica più spicciola.
Dobbiamo domandarci e risponderci con sicurezza, se esiste alcun mezzo (fermo il fato che
i rapporti del lavoro personale e di gruppo rimangono insostituibili) che ci permetta di
raggiungere ciascuno con la massima economia di:
tempo (leggi: velocità di comunicazione);
persone;
denaro.
Eevidente: non cè alcun mezzo, tra quelli per ora a noi disponibili, che
risponda a questi requisiti meglio della radio. Altri che potrebbero essere più efficaci,
come la televisione, non sono per ora alla nostra portata pratica.
Unaltra considerazione pratica di natura culturale.
Operiamo in una popolazione che non ha come strumento abituale di comunicazione giornali e
libri: la radio rimane una scelta in questo senso obbligata.
Lesperienza ci dice come e quanto qui la popolazione ascolti la radio, soprattutto
le notizie locali, pur sapendo da che parte vengano e che non ce ne si può fidare: tanto
più e meglio ascolterebbe la propria voce, la voce che la esprime e la libera. Chi di noi
ha avuto esperienza diretta del significato delle radio di liberazione sa cosa esse
rappresentano.
Una sostanziale obbiezione di fondo potrebbe venire dal fatto che la radio è uno
strumento di trasmissione a freccia unica, e non ha in sé la possibilità del colloquio:
FONTE ASCOLTATORE
Pur considerando questa obiezione di gran peso, pensiamo che la difficoltà possa essere
superata sul piano organizzativo-culturale. Ad esempio:
trasmettendo espressioni autentiche della cultura locale;
facendo esprimere la popolazione stessa dal basso sui suoi problemi concreti: persone,
tavole rotonde, gruppi come consorzi, cooperative, sindacati e così via, al contrario di
quanto in genere avviene;
facendo esprimere quei tecnici che possono coordinare e verificare i dati espressi dalla
popolazione e dalle sue necessità (il tecnico agrario, leducatore,
lurbanista, il medico e così via);
costituendo posti di ascolto in cui si discutano le trasmissioni stesse: trasmettendo poi,
con periodicità fissa ed intensa, la discussione critica;
promovendo a monte lincontro tra cultura locale e non locale, a livello della più
alta responsabilità e competenza;
facendo esprimere con particolare cura quei settori della popolazione che solitamente sono
tagliati fuori e subiscono: donne, ragazzi, contadini, pescatori;
stimolando con insistente intensità gli uffici e gli organi di potere responsabili di
indirizzi, finanziamenti, progettazioni, costrizioni di opere, ecc.
Per un laboratorio di sviluppo sociale ed economico come il Centro studi ed iniziative
(non suoni minimizzante e troppo freddo il termine laboratorio: vuole indicare la
necessità della sperimentazione verificata) non procedere allinterno verso
lesterno in modo da poter raggiungere contemporaneamente qualsiasi persona lo
desideri nelle zone in cui operiamo, sarebbe come ridursi a scrivere giornali e libri
ciascuno a mano, non prendere atto degli strumenti che la tecnica ci mette a disposizione,
per dare partita vinta ai potenti che della tecnica sanno valersi.
ALCUNE INDICAZIONI PRELIMINARI
Sarà attenzione fondamentale il preparare prima la scelta di materiale
di carattere culturale non legato esplicitamente allattualità (musiche, racconti,
incontri, poesia e così via) in modo da avere riserve di qualità, lasciando il minimo in
questo campo allimprovvisazione.
Pur potendo valerci del diritto di informazione e di espressione, in un primo tempo
preferiamo, ad evitare al massimo inciampi, trasmettere da acque extraterritoriali, su una
imbarcazione di bandiera non italiana.
Con le trasmissioni si vuole raggiungere, oltre le valli Iato, Belice e carboni, anche
Palermo, Trapani, Marsala, Mazzara, Castelvetrano e Sciacca: la Sicilia occidentale.
Il via alle trasmissioni: la Pasqua 1970.
Si prevedono programmi di unora la mattina ed unora la sera: parte culturali e
parte di attualità (la parte culturale potrebbe anche essere ripetuta).
La lunghezza donda viene comunicata allinizio della prima trasmissione:
creando immediatamente posti di ascolto e dando la massima pubblicità alliniziativa
(e non solo localmente).
La struttura organizzativo-produttiva dei programmi deve essere semplice: il Centro Studi
ed Iniziative, con i suoi organi giuridicamente riconosciuti, ne assume la
responsabilità; allinterno del Centro vi è un responsabile delliniziativa
specifica; a questo fanno capo i contributi dei diversi servizi del Centro (ad esempio: il
punto sulle dighe, indicazioni e sollecitazioni relative alla città-territorio per la
zona terremotata, seminari ed incontri pubblici al Borgo, congressi, contributi vari
ecc.); viene organizzata con il Centro di Tappeto la rete dei redattori
corrispondenti promotori locali.
Il carattere complessivo delle trasmissioni: educativo sulla base delle esperienze locali
(secondo uneducazione concepita come autoeducazione, autogestione culturale,
processo democratico).
Sulla complessa dialettica tra azione maieutica ed assunzione di responsabilità culturali
e pratiche, organizziamo un seminario internazionale per il 1970: in modo da ottenere
qualificate indicazioni, collaborazioni e supporto.
Possiamo distinguere le difficoltà da superare, contrapponendo le proposte di soluzione,
in:
tecnico-organizzative
tecnico-finanziarie
organizzativo-culturali
politiche
giuridiche
affidando lavvio della discussione rispettivamente a Franco Alasia, Rosalba
Martinetti, Michele Straniero, Ernesto Treccani ed agli amici giuristi.
Bibliografia
Danilo Dolci, Il limone lunare, Bari, Laterza, 1970
Danilo Dolci, Esperienze e riflessioni, Bari, Laterza, 1974
Appunti per gli amici, dicembre 69 marzo 70, Radio Libera, Partitico, Centro Studi ed Iniziative, 1970.
Menduni Enrico, I linguaggi della radio e della televisione, Bari, Laterza, 2002.
Menduni Enrico, Il mondo delle radio. Dal transistor a internet, Bologna, Il Mulino, 2001.
Menduni Enrico, La radio nell'era della tv, Bologna, Il Mulino, 1994.
Karl Popper, Cattiva maestra televisione, Milano, Donzelli Editore Reset, 1996.
Giornale di Sicilia, "La radio di Danilo Dolci sequestrata dal Pretore, di Ettore Serio, 27 marzo, 1970.
Giornale di Sicilia, "Il "centro" di Dolci parla da una radio clandestina, di Oreste Barletta, 26 marzo, 1970.
Sorice Michele, L'industria culturale in Italia, Roma, Editori Riuniti, 1998.
Sorice Michele, La radio nell'industria culturale italiana
SOS in Sicilia si muore la radio libera del centro studi ed iniziative di Danilo Dolci, Centro di Documentazione di Pistoia, 1970.
Codice Postale e delle Telecomunicazioni, approvato con R.D. 27.2.1936 n. 645. lart. 178
Note
[1]
Sorice Michele, La
radio nell'industria culturale italiana.
[2
Codice Postale e delle Telecomunicazioni, approvato con R.D. 27.2.1936 n. 645; lart.
178 di detto codice prevede che chiunque stabilisce o esercita un qualsiasi impianto
telegrafico, telefonico o radioelettrico, senza aver prima ottenuto la relativa
concessione, è punito con lammenda di Lire 500 a Lire 10.000, salvo che il fatto
non costituisca reato punito con pena più grave.
[3] Noto etnologo siciliano.
[4] Compositore italiano della fine del 1600.
[
5 ]
Canzone scritta da Ignazio Buttitta nel 1967 in occasione della Marcia per la Sicilia
occidentale, organizzata dal Centro Studi ed Iniziative
[6]
Documento inedito del Centro Studi, relativo alle motivazioni che sottostavano alle
trasmissioni di Radio Libera, ottobre - novembre 1968.
[7]
Documento inedito del Centro Studi, relativo alla programmazione delle trasmissioni di
Radio Libera, ottobre - novembre 1968.